Rapporto Sbrega

No knobs, no switches. Play me, scratch me, live me!

Volevo una chitarra che mi assomigliasse un po’.

Con una sua voce, una sua personalità.

Disposta a graffiarsi, a vivere.

Da suonatore casalingo sono partito alla ricerca di questo progetto provando varie chitarre

entry-level che non mi soddisfacevano mai.

Le smontavo, spostavo loro i pick-up, li sostituivo, li alzavo, li abbassavo, sempre

cercando quello che poteva avvicinarsi alla mia idea.

Volevo una chitarra con la paletta così, ma col manico cosà, l’attacco

della tracolla non mi soddisfaceva mai, per non parlare della scomoda posizione della presa jack,

l’interasse tra le corde litigava con le mie dita…

Mi ritrovavo a perdere tempo in regolazioni di toni, volumi, selettori.

Invece io la chitarra la volevo suonare.

Decisi che il suono avrebbe dovuto essere uno solo.

La mia chitarra doveva suonare, ma suonare bene.

E doveva soddisfare le tante mie richieste, doveva essere anche confortevole da seduta e da in piedi.

Così nacque quello che io chiamai il “prototipo”.

I genitori erano stati una chitarra con tre single coil e una chitarra con due humbucker.

Avevo unito la posizione della presa jack di una con la paletta dell’altra. I pick-up di una con il ponte dell’altra.

Avevo collegato insieme i pick-ups e non c’era più nessun controllo, nessun selettore.

Avevo inventato una nuova chitarra a me bella, interessante, personale.

Però rimaneva sempre la brutta copia di un qualcosa che doveva essere anche bello da vedere e da ascoltare.

 

Un bel giorno andai da Manne per esporgli la mia idea, lui provò il mio “prototipo” e….

ne uscì una nuova idea concretizzata grazie a chi di chitarre SE NE INTENDE DAVVERO!!!

Io gli dissi: “So che il mio prototipo/idea è stravagante pero’ io la chitarra voglio suonarla. Non voglio toni, controlli, volumi. Voglio viverla, e se si striscia un po’ non ne farò un dramma.”

Il risultato fu sbalorditivo per tutti.

Manne compreso.

Lui mi scrisse una email:”Ho finito la tua chitarra. Fa paura!”

Le foto elogiano il legno, la forma, la bravura della sua manifattura artigianale però bisogna ascoltarla dal vivo perché timbrica e sustain non sono da meno.

E’ una chitarra elettrica che suona acustica ed il suo sustain è tutto naturale.

Merito di piccole accortezze tecnico/costruttive che solo Andrea ha saputo cogliere.

Sui puliti è splendida, sui distorti con pennate violente sembra ci sia un compressore a sostenere la vibrazione delle corde.

Finalmente la mia idea, il mio suono, la mia chitarra sono diventati realtà.

Tutto questo grazie a chi della chitarra ne ha fatto una ragione di vita.

Complimenti Manne!

 

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